“In Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale (MMG) e sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia, soprattutto nelle Regioni più popolose”.
Torna a lanciare l’allarme la Fondazione Gimbe, che ha analizzato dinamiche e criticità normative che regolano l’inserimento dei MMG nel Servizio Sanitario Nazionale, stimando l’entità della loro carenza nelle Regioni italiane al 1° gennaio 2025. Tuttavia, precisa il Presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, "è possibile solo stimare la media regionale delle carenze, perché il fabbisogno reale di MMG viene definito dalle singole ASL nei rispettivi ambiti territoriali. Inoltre, i 21 differenti Accordi Integrativi Regionali possono modificare il numero massimo di assistiti, con il rischio di sovra- o sotto-stimare il reale fabbisogno di MMG nelle singole realtà territoriali".
In Emilia-Romagna - secondo la stima della Fondazione Gimbe - mancano 502 medici di medicina generale; un numero che deriva dal calcolo fatto sulla base del rapporto ottimale, che è di un medico ogni 1.200 assistiti. Nella nostra regione numero medio di assistiti è pari a 1.420 (contro i 1.383 del dato italiano). Tra il 2019 e il 2024 i medici di medicina generale in regione si sono ridotti del 7,6% (media nazionale -14,7%). Si conferma in controtendenza rispetto ai dati nazionali, il numero dei partecipanti al concorso nazionale per il corso di formazione specifica, superiori di 74 unità rispetto ai posti disponibili.
Sulla base dei dati della Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati (SISAC) al 1° gennaio 2025, la carenza complessiva a livello nazionale è stimata in 5.716 MMG, distribuiti in 18 Regioni e Province autonome. Le situazioni più critiche si registrano in quasi tutte le grandi Regioni: Lombardia (-1.540), Veneto (-747), Campania (-643), Emilia-Romagna (-502), Piemonte (-463), Toscana (-394) e Lazio (-358). Non si rilevano, invece, carenze in Basilicata, Molise e Sicilia. "Considerato che le stime sono calcolate sulla media regionale - precisa Cartabellotta - non si può tuttavia escludere che, anche nelle Regioni dove non emerge una carenza di MMG, possano esserci ambiti territoriali o singole aree senza MMG".

PENSIONAMENTI E NUOVI MMG - Secondo i dati forniti dalla Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (FIMMG), tra il 2025 e il 2028 ben 8.180 MMG hanno raggiunto o raggiungeranno il limite di età per la pensione, fissato a 70 anni salvo deroghe. Il numero di pensionamenti varia in modo significativo tra le Regioni: si passa dai 10 della Valle d’Aosta ai 1.147 della Campania. Secondo i dati FIMMG, nel 2025 i partecipanti al concorso nazionale sono stati superiori ai posti disponibili: 2.810 candidati per 2.228 borse, con un differenziale di 582 candidati (+26,1%). Tuttavia, la mancata presentazione di candidati in rapporto ai posti disponibili è molto evidente in alcune Regioni: Provincia autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta (-60%), Marche (-49%), Provincia autonoma di Trento (-38%), Piemonte (-29%).

RICAMBIO GENERAZIONALE AL 2028 - Anche se tutti i MMG andassero in pensione a 70 anni e tutte le borse di studio finanziate tra il 2022 e il 2025 fossero assegnate e portate a termine - osserva la Fondazione Gimbe -, le nuove leve non riuscirebbero comunque a coprire i pensionamenti attesi entro il 2028 e le carenze stimate al 1° gennaio 2025, con un gap di oltre 2.700 MMG. "Peraltro - spiega Cartabellotta - trattandosi dell’ipotesi più ottimistica, è evidente che nel 2028 il divario tra pensionamenti e ingresso delle nuove leve sarà ancora più ampio. Da un lato, infatti, sempre più MMG scelgono di ritirarsi prima dei 70 anni, dall’altro il numero di medici che completa il percorso formativo è inferiore alle borse finanziate: non tutte vengono assegnate e almeno il 20% degli iscritti abbandona il percorso formativo".
«La carenza dei medici di medicina generale - conclude il Presidente della Fondazione Gimbe - è un problema ormai diffuso in tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi. Inoltre, negli ultimi anni questa professione ha perso di attrattività e oggi sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino a casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per le persone anziane e per i pazienti più fragili».
Il comunicato con il report completo è disponibile a questo link