“Il valore di chi cura”: questo il tema al centro al centro del dibattito in occasione della VI Giornata Nazionale del personale sanitario e sociosanitario, del personale assistenziale, socioassistenziale e del volontariato, celebrata al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma.
Un appuntamento - istituito con la Legge 13 novembre 2020 e celebrato il 20 febbraio di ogni anno - in onore del personale che nel corso della pandemia da Coronavirus è stato in prima linea e come riconoscimento dell'attività svolta dagli operatori sanitari a tutela della salute dei cittadini. Un'occasione importante per fare una riflessione su quelle che sono oggi le 32 professioni sanitarie che caratterizzano il nostro Servizio sanitario nazionale, e sull'intero sistema della salute. In rappresentanza dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Piacenza ha partecipato all’evento il Presidente Augusto Pagani.
“Il 20 febbraio - le parole del Presidente della FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, che ha voluto ricordare i 380 medici e odontoiatri che hanno perso la vita a causa della pandemia - rappresenta per il nostro Paese un momento di memoria, ma anche di riconoscenza e responsabilità. E’ una giornata non soltanto celebrativa, ma che richiama ciascuno di noi alla responsabilità che deriva dal prendersi cura delle persone nei diversi ruoli e contesti in cui operiamo. La pandemia ha messo in luce non solo la fragilità dei sistemi sanitari, ma soprattutto la forza, il coraggio, l'etica di chi indossa ogni giorno un camice, una divisa e presta la propria opera come volontario. La medicina non è mai soltanto applicazione dei protocolli o somma di dati, ma un sapere che assume il suo significato quando entra in relazione con la singolarità del malato, interagisce con la sua storia, la interpreta, la comprende: da questa relazione emergono le informazioni fondamentali per avviare il processo di cura”. Da Anelli anche una riflessione sull’impatto sulla sanità dell’intelligenza artificiale, tema al centro del Concorso letterario promosso dalla Federazione e intitolato a Roberto Stella, primo medico vittima del Covid: “L’intelligenza artificiale è uno strumento straordinario, elabora quantità di dati impensabili fino a pochi anni fa, individua correlazioni, genera opzioni diagnostiche e terapeutiche con rapidità crescente; sarebbe miope non riconoscerne il valore, ma il suo ruolo non è quello di assumersi una responsabilità che resta al medico, perché decidere significa anche assumere il peso dell'incertezza. È il medico che sceglie quale strada percorrere per una persona in un determinato momento e costruisce la relazione di cura. E la responsabilità non riguarda soltanto il singolo atto clinico, ma anche il modo in cui organizziamo la sanità, in cui costruiamo regole e modelli capaci di interpretare e integrare innovazione e tutela della persona. In un tempo in cui la trasformazione digitale investe il servizio sanitario nazionale, la questione non è se adottare l'intelligenza artificiale, ma come governarla”.

Tra gli ospiti presenti, il Ministro della Salute Orazio Schllaci: “Questa giornata - ha rimarcato - non è solo una ricorrenza simbolica, ma il momento nel quale l'Italia riconosce il valore di donne e uomini che ogni giorno, con grande competenza e dedizione, assicurano il diritto fondamentale alla salute sancito dalla nostra Costituzione. Il compito delle istituzioni è creare condizioni perché possiate lavorare con dignità, riconoscimento e prospettiva di crescita. Oggi più che mai è necessario guardare alla sanità con un occhio rivolto all'umanesimo, che riporti al centro del sistema non solo l'efficienza e l'appropriatezza clinica, ma anche la dimensione umana che lega medico e paziente e nella quale sono imprescindibili l'ascolto e la fiducia per garantire dignità e rispetto al paziente e alla malattia. Perché quella relazione non si risolve nella cura, ma si esprime nel prendersi cura. È una relazione di cura - evidenzia il Ministro Schillaci - che non può essere sacrificata in nome di una medicina sempre più tecnologizzata. L'intelligenza artificiale sicuramente ha un ruolo cruciale come strumento di supporto a tanti aspetti del mondo sanitario, ma il fattore umano resta l'aspetto fondamentale: l'intelligenza artificiale non si assume responsabilità, che resta sempre al medico e agli operatori sanitari, che, aggiungo, devono essere liberi di assumere le decisioni in scienza e coscienza. Un tema, quello della responsabilità professionale degli esercenti delle professioni sanitarie, molto sentito, sul quale siamo già intervenuti con decisione, perché ai professionisti della nostra sanità va garantita la serenità necessaria per svolgere il proprio lavoro, soprattutto nei contesti più complessi. Non si tratta di sottrarre responsabilità, come qualcuno forse sbagliando può pensare, ma di evitare una medicina difensiva che penalizza pazienti e medici. E di assicurare un equilibrio giusto tra la tutela del cittadino e la tutela dei professionisti”. Dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul settore sanitario ha parlato anche il presidente Enpam, Alberto Oliveti: “Uno strumento - ha affermato - che potrà essere un grande amplificatore, ma non un sostituto. Credo che su questo campo dovremmo accendere un faro, sul rischio di ridurre la redditualità e quindi anche i flussi contributivi prodotti dal lavoro umano; dovremmo cominciare a interrogarci su come mettere a servizio della protezione sociale questo impatto, che diventerà sempre più pervasivo”.
“E’ solo grazie ai professionisti che noi possiamo garantire la qualità e il livello del nostro servizio sanitario nazionale, in grado di erogare oltre 2 milioni di prestazione al giorno” - ha detto il Senatore Francesco Zaffini, Presidente della Commissione Sanità, Lavoro e Previdenza Sociale, che ha ricordato il sacrificio del personale sanitario durante la pandemia. “Solo attraverso un dialogo leale e continuo - ha aggiunto il Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, Ugo Cappellacci - possiamo rafforzare il nostro servizio sanitario nazionale, valorizzare le professioni e tutelare chi, ogni giorno, si prende cura degli altri. La sanità è una grande infrastruttura civile, non vive di slogan ma di lavoro quotidiano, di competenze riconosciute e responsabilità condivise”. Tra gli interventi anche quello - con un video messaggio - del Presidente del CPME (Comitato permanente dei Medici Europei) Ole Johan Bakke. “Molte delle lezioni apprese durante la pandemia sono state rapidamente dimenticate - ha avvisato - e le politiche europee di preparazione non sono, in molti casi, sufficientemente robuste da offrire una protezione migliore a medici, pazienti e alla nostra società rispetto a prima della pandemia. E’ necessario, quindi che i medici continuino a far sentire la propria voce per non dover contare di nuovo terribili perdite. Oggi ci prendiamo del tempo per commemorare coloro che non sono più con noi, per onorare la loro memoria, e ci impegniamo a lavorare per il Sistema Sanitario Europeo, che si baserà sulle lezioni apprese per proteggere medici e pazienti nelle emergenze future. Traiamo speranza e forza dalla solidarietà della comunità medica, i medici europei sono uniti”.

La cerimonia è stata inoltre occasione per una riflessione sull’importanza del Servizio sanitario nazionale, con i contributi del Vicepresidente della Corte Costituzionale Luca Antonini e del professor Stefano Zamagni, autori del volume “Pensare la sanità, terapie per la sanità malata”. Le riforme non bastano più, per la sanità servono trasformazioni profonde - ha affermato Zamagni, proponendo di superare la concezione cartesiana della medicina in favore di un approccio umanistico centrato sul malato, di abbandonare il modello taylorista verticale negli ospedali, che rischia di trasformare il medico in “double agent” stretto tra budget e paziente, e di incorporare vincoli etici ex ante negli algoritmi e nelle piattaforme di intelligenza artificiale per evitare che il “copilota” diventi “comandante”. Quindi la proposta di istituire una Scuola Superiore di Sanità: “L’Italia è l’unico Paese in Europa a non averne una. Non basta un luogo dove si fa formazione, la scuola deve produrre pensiero: in questo momento c'è un bisogno notevole di produzione di pensiero “pensante”, piuttosto che di pensiero “calcolante””. Secondo Antonini, il Sistema Sanitario Nazionale sta pagando oggi una sorta di “paralisi” del pensiero strategico. “La piramide sociale si è rovesciata, nel 1978 l’età media era di 65 anni, oggi è 85. Siamo uno dei paesi più vecchi d'Europa e quello con la natalità più bassa. O ci si rende conto di questo cambiamento, oppure si continueranno ad avere idee che non riescono a cambiare le situazioni. Dobbiamo essere efficaci sul territorio - ha esortato -, il primo anello di congiunzione fra il malato e il sistema sanitario nazionale è il medico di medicina generale, se non funziona questo, non funzionerà mai il sistema”. Un medico ormai soffocato da una burocrazia digitale che divora il tempo di cura. “Dobbiamo prenderci carico del valore di chi cura, tanti concorsi per medici di medicina generale vanno deserti e nel 2027 avremo 37.000 medici che adranno in pensione senza che vi sia un adeguato ricambio”.
Dopo una tavola rotonda con la partecipazione di Silvio Brusaferro, professore ordinario di Igiene e medicina preventiva all’Università di Udine, Roberta Siliquini, ordinario di sanità pubblica all’università di Torino, e Don Massimo Angelelli, Direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale della Salute della Conferenza Episcopale italiana, la cerimonia - condotta dalla giornalista Safiria Leccese - si è chiusa con la premiazione dei vincitori del Concorso letterario intitolato a Roberto Stella. "Stella - lo ha ricordato Filippo Anelli - non è una figura da consegnare alla retorica dell’eroismo. È stato ed è un esempio di responsabilità professionale e umana. Un medico che non ha mai separato il sapere tecnico dall’ascolto, la competenza dalla relazione, la decisione clinica dalla consapevolezza delle sue conseguenze sulla vita delle persone. E questo è un punto fondamentale, ieri come oggi, perché è parte indissolubile della professione medica. La medicina non è mai stata soltanto applicazione di protocolli o somma di dati. È un sapere che assume il suo significato quando entra in relazione con la singolarità del malato, interagisce con la sua storia, la interpreta, la comprende. Da questa relazione emergono le informazioni fondamentali per avviare il processo di cura”.
CPR, GLI ORDINI DEI MEDICI CHIEDONO UNA REVISIONE DELLA PROCEDURA - In occasione della VI Giornata del Personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del Volontariato si è riunito il Consiglio nazionale della FNOMCeO, vale a dire l’assemblea dei 106 Presidenti degli Ordini territoriali, che ha approvato all'unanimità un ordine del giorno (LEGGI) con il quale si chiede di rivedere l'intera procedura relativa al trasferimento nei Cpr, i Centri di permanenza per il rimpatrio, con la valutazione clinica del medico che "deve riguardare esclusivamente lo stato di salute dell'individuo e non costituire atto autorizzativo". Lo spunto è dato dai fatti del 12 febbraio scorso a Ravenna, dove otto medici dell’Ospedale sono stati, dopo una serie di perquisizioni, iscritti nel registro degli indagati per l’attività certificativa connessa alla valutazione di idoneità sanitaria al trattenimento nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio. Quattro i punti ribaditi, nero su bianco, dai Presidenti del Consiglio nazionale, che esprimono anche la loro solidarietà agli Ordini dell’Emilia-Romagna. “L’atto medico è presidio costituzionale” è il primo. E questo in base all’articolo 32 della Costituzione definisce la salute come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. “Il medico, nell’esercizio di diagnosi, prognosi e certificazione - scrivono infatti i 106 Presidenti - non svolge una funzione accessoria o amministrativa, ma attua direttamente il diritto fondamentale di tutela della salute”. E, citando due sentenze - della Corte costituzionale e della Cassazione - ricordano come l’autonomia del giudizio clinico rappresenti una garanzia per il cittadino e per la società.
Da qui deriva, consequenzialmente, il secondo punto: “La certificazione sanitaria è parte integrante dell’atto medico”. “La valutazione di inidoneità sanitaria al trattenimento nei CPR - scrivono ancora i Presidenti del Consiglio nazionale - costituisce atto medico a tutti gli effetti. Essa si fonda su rilievi clinici oggettivi, valutazioni prognostiche e include la diretta responsabilità personale del medico. Il medico non autorizza provvedimenti amministrativi e non esercita funzioni di ordine pubblico. Il medico attesta lo stato di salute e le eventuali condizioni di incompatibilità sanitaria. Attribuire all’atto medico una funzione di legittimazione o di garanzia della sicurezza significa alterarne la natura e compromettere la separazione delle funzioni su cui si fonda lo Stato di diritto”. Quindi il terzo punto: “La tutela dei soggetti fragili è obbligo deontologico e costituzionale”. “L’articolo 32 del Codice di Deontologia Medica - sottolineano i Presidenti - impone al medico di tutelare le persone in condizioni di vulnerabilità o fragilità quando ritiene che l’ambiente in cui vivono non sia idoneo a proteggere la loro salute, dignità e qualità di vita. La tutela della salute non dipende dalla condizione amministrativa della persona, ma è strettamente correlata al rispetto della dignità che si deve ad ogni persona, a prescindere dal suo status giuridico e sociale”. Da qui, dunque, il quarto e ultimo punto, quello sulle “modalità operative e rispetto istituzionale”. “Il Consiglio Nazionale della FNOMCeO – si legge ancora nella mozione – nel ribadire la piena fiducia nell’operato della Magistratura e nel principio di presunzione di innocenza, evidenzia come tali interventi devono tener conto del peculiare contesto sanitario in quanto incidono in un sistema dove la fragilità e la sofferenza si sposano con il fondamentale diritto alla salute”.
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