Non solo carie: la salute della bocca può raccontare abitudini, disturbi e fragilità che possono incidere - anche in maniera significativa - sulla qualità della vita. Per questo l’odontoiatra può diventare una sentinella, capace di riconoscere segnali da approfondire con altri specialisti.
Sono alcuni dei messaggi emersi durante il corso "Efficienza masticatoria, salute e qualità della vita: il ruolo dell’odontoiatra", organizzato dalla Commissione Albo Odontoiatri dell'OMCeO Piacenza presieduta dal Dottor Antonio Tosciri: un partecipato appuntamento - nell'ambito di un progetto promosso dalla CAO nazionale e dall’AIOP (Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica) - ospitato nella serata del 28 ottobre al Best Western Park Hotel e che ha visto come relatore il Dottor Gaetano Noè, odontoiatra e Presidente AIOP. Un evento, moderato dal Dottor Aldo Oppici, che ha toccato vari aspetti - tra cui il rapporto tra salute generale e salute orale, le correlazioni tra masticazione e salute e il ruolo delle parafunzioni - nel corso del quale il Dottor Noè ha invitato a superare un approccio esclusivamente tecnico - che resta importante, ma è una componente della cura - e a considerare il benessere complessivo del paziente. Risolvere i problemi di masticazione di una persona significa affrontare un problema complesso, con importanti implicazioni sistemiche, che necessita di terapie mirate per il singolo individuo. "Dobbiamo vedere il paziente a 360 gradi", ha sottolineato Noè, richiamando l’importanza di valutarne non soltanto la salute orale, ma anche l’età, lo stile di vita e le aspettative individuali. La qualità della vita non si misura infatti con un criterio valido per tutti: è il paziente stesso a percepire quanto la propria salute gli permetta di raggiungere i suoi obiettivi.
Sono diversi i fattori che influenzano la funzione masticatoria - il processo fisiologico di triturazione e schiacciamento del cibo, che, ridotto in piccoli pezzi, si mescola alla saliva e viene preparato all’ingestione -, tra cui il numero e la posizione dei denti e la loro usura; con l’avanzare dell’età, la riduzione della forza muscolare e la perdita dei denti possono rendere la masticazione più lenta e difficile; ma una funzione compromessa può riflettersi anche sull’alimentazione e sulla vita sociale; per questo, nella scelta di una riabilitazione, non basta - ha specificato il relatore - considerare la soluzione tecnicamente possibile, ma occorre interrogarsi anche su quanto possa migliorare, nel tempo, la vita della persona. Sono diverse le patologie che possono impattare sulla salute della bocca, come quelle delle ghiandole salivari - con la riduzione di saliva - il reflusso gastroesofageo, le malattie del neurosviluppo, neurologiche e psichiatriche, fino ai disturbi alimentari. "Il dentista ha il ruolo di sentinella, anche per patologie nascoste" - rimarca il Dottor Noè, sottolineando l'importanza di riconoscere i segnali, porre le domande giuste ed eventualmente indirizzare il paziente al medico o allo specialista competente. La salute orale, in questa prospettiva, non è un capitolo separato, ma una porta d’accesso a una cura più attenta e condivisa.
Il relatore ha poi approfondito la condizione legata all’edentulia, la mancanza parziale o totale dei denti, e alle conseguenze sulla salute. La perdita dei denti può infatti innescare un circolo vizioso: si mastica con maggiore difficoltà, si modificano le abitudini alimentari con conseguenti deficit nutrizionali e, nei casi più gravi, si rischia di ridurre anche le occasioni di socialità. Da non sottovalutare poi l'impatto sulle funzioni cognitive: la masticazione stimola infatti l'ippocampo, l'area del cervello centrale nell'apprendimento e per la memoria. "La necessità riabilitativa dei pazienti non è solamente legata a questioni estetiche" - mette in evidenzia il Dottor Noè, indicando nel recupero della funzione e della qualità della vita l’obiettivo principale. Attraverso la riabilitazione protesica si è in grado di restituire efficienza masticatoria e migliorare la qualità della vita del paziente, ma non esiste una soluzione valida per tutti. La decisione - osserva il relatore - deve tenere conto dell’età e dello stato di salute generale del paziente: prima di intervenire, è quindi importante valutare il quadro clinico nel suo insieme e confrontarsi anche con medici di altre specialità. La sfida, dunque, è individuare la soluzione che il paziente potrà gestire con efficacia e sicurezza: una scelta personalizzata che guarda non solo al risultato immediato, ma anche alla salute nel tempo.
Allo stesso modo, anche l’usura dentale va affrontata prima come problema diagnostico: intervenire senza identificare e controllare i fattori che consumano i denti espone può esporre a recidive e insuccessi. "Fondamentale è la diagnosi " - sottolinea il dottor Noè. L’odontoiatra deve valutare il grado di usura, capire se il processo è attivo e monitorarne la progressione: dolore, sensibilità e difficoltà a mangiare sono segnali importanti, ma intervenire senza aver affrontato le cause rischia di compromettere il risultato. L’obiettivo non è solo ripristinare i denti, ma conservare nel tempo la funzione e prevenire ricadute. Una prospettiva che invita a guardare oltre l’urgenza del singolo intervento: prendersi cura della bocca - la riflessione del relatore - significa anche chiedersi come sarà la masticazione del paziente nei successivi dieci o vent’anni. "Più informazioni raccogliamo del nostro paziente, più siamo precisi e veloci nella formulazione di una diagnosi e nel piano di trattamento corretto", ha concluso il Dottor Noè, ribadendo l'importanza della collaborazione con specialisti di altre discipline: un’indagine accurata non è soltanto una fase preliminare, ma permette di orientare le decisioni successive e individuare le soluzioni più appropriate per le esigenze di ciascuna persona.