Un’occasione di confronto professionale ed approfondimento su una delle trasformazioni più rilevanti della sanità moderna, con contenuti che toccano aspetti pratici ed implicazioni cliniche. E’ stato dedicato alla telemedicina l’incontro formativo organizzato venerdì 23 ottobre al Best Western Park Hotel dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Piacenza, con il sostegno della Fondazione ENPAM.

L’evento - dal titolo "Aggiornamenti in tema di telemedicina per il medico" - ha visto la partecipazione in videocollegamento del Prof. Francesco Gabbrielli, medico pioniere nel campo delle innovazioni digitali e della chirurgia sperimentale e telematica, con esperienza trentennale nel settore in Italia e all’estero, e responsabile scientifico del corso FAD "Fondamenti di telemedicina per il medico", offerto gratuitamente da ENPAM e fruibile sulla piattaforma Tech2Doc. Un corso che, attraverso otto video lezioni, affronta tutti gli aspetti della medicina a distanza, approfondendo i principi operativi necessari ad eseguire tutte le prestazioni basilari della telemedicina.

Introdotto dal Presidente dell’OMCeO Piacenza, Augusto Pagani, e dal Vicedirettore Generale Fondazione ENPAM, Luca Cinquepalmi, nel suo intervento il Prof. Gabbrielli ha in particolare approfondito l’evoluzione della telemedicina e delle tecnologie digitali in ambito medico in Italia, ripercorrendone la trasformazione storica e normativa, dall’impatto decisivo della pandemia da Covid nell’abbattere barriere burocratiche fino ai recenti decreti in materia connessi al PNRR. “Molti anni fa - ha ricordato - sentivo dire che la telemedicina era il modo per trasferire a distanza i dati dei pazienti; oggi, grazie alle tecnologie moderne, siamo in grado di fare molto di più, possiamo trasferire a distanza vere e proprie azioni e attività professionali. Lo dobbiamo fare, però, avendo innanzitutto la consapevolezza delle macchine che stiamo utilizzando e la percezione dei limiti che ci dobbiamo porre”. L’evoluzione e la convergenza tecnologica con la fusione di tecnologie un tempo separate - spiega Gabrielli - porta una conseguente evoluzione anche della professione, fatta di nuove opportunità operative: un esempio è l’integrazione di robotica, telemedicina e intelligenza artificiale, che tra le varie applicazioni possono consentire il supporto domiciliare a disabili e cronici o la teleriabilitazione/fisioterapia da remoto: “Siamo le prime generazioni - sottolinea - che si confrontano con queste nuove opportunità, mai esistite prima nella storia della medicina. Per orientarci non possiamo quindi guardare alle esperienze precedenti, per questo è essenziale una standardizzazione del linguaggio e creare definizioni ben precise e strutturate anche per le attività in ambito digitale”. 

Corso telemedicina

Se in Italia si parla di telemedicina più o meno dagli anni 2000 (nel 2019 erano state censite circa 300 attività a livello nazionale, ancora però a livello embrionale e con fondi limitati), l’arrivo del Covid - ricorda il Prof. Gabrielli - ha nel giro di pochi mesi superato una serie di “ancestrali ritrosie” rispetto all'utilizzo dell'attività a distanza, basti pensare all’adozione definitiva della ricetta dematerializzata. Si arriva quindi all’Accordo del 17 dicembre 2020 sancito dalla Conferenza Stato-Regioni con le indicazioni nazionali per l’erogazione di prestazioni in telemedicina (televisita, teleconsulto, teleconsulenza, telemonitoraggio, telecontrollo e teleassistenza), a cui seguirà l’Accordo del 18 novembre 2021 sulla teleriabilitazione. Ma cosa sono esattamente e qual è la differenza tra questi servizi? “La televisita - è entrato nel dettaglio Gabrielli - è un atto medico, quindi riservato ai medici, che avviene in tempo reale e permette al professionista di valutare il paziente e fornire indicazioni terapeutiche in modo immediato. Allo stesso modo, anche il teleconsulto è un atto medico che consente di dialogare con uno o più colleghi, di diverse branche e specializzazioni, sulla situazione clinica del paziente; diversa è invece la teleconsulenza, che prevede l’interazione di professionisti sanitari, con responsabilità diversa nei confronti del paziente, finalizzata alla gestione condivisa di un caso clinico. E poi il telecontrollo, con il quale è possibile monitorare a distanza la salute del paziente attraverso contatti cadenzati, consentendo di intervenire tempestivamente in caso di necessità, mentre il telemonitoraggio permette un monitoraggio continuo e costante di parametri, in particolare in pazienti in rapida evoluzione clinica”. 

Nell’ultima parte della sua relazione, Gabrielli si è concentrato su alcuni dei principali decreti e provvedimenti normativi relativi alla telemedicina nell’ambito del PNRR, citando in particolare tre componenti fondamentali: la Piattaforma Nazionale di Telemedicina, nata con l’obiettivo di uniformare, integrare e gestire i servizi di telemedicina in tutta Italia, il Profilo Sanitario Sintetico all’interno del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, una raccolta di dati essenziali del paziente che devono essere visibili ovunque da qualunque struttura sanitaria pubblica in Italia, e la Piattaforma Nazionale di Intelligenza Artificiale, sviluppata da Agenas e concepita come supporto per i Medici di Medicina Generale. L’evoluzione successiva è stato il tentativo di integrare queste tre novità all'interno del sistema sanitario, un processo - ha sottolineato il relatore - in corso e non privo di problematiche e criticità. Il cambiamento tecnologico richiede infatti un aggiornamento dei processi di lavoro dei medici: “L’innovazione digitale - ha concluso il relatore - ci impone di collaborare molto più di quanto siamo abituati e propensi a fare e di riutilizzare idee e sistemi che funzionano, senza ripartire ogni volta da zero. Inoltre la sperimentazione di tutto quello ciò che facciamo nel digitale, compresa l'intelligenza artificiale, deve essere fatta nel “real world” e infine serve controllare il tempo: l’evoluzione molto rapida delle tecnologie rischia infatti di rendere immediatamente obsoleti quei progetti che hanno richiesto un lungo periodo di sviluppo”.

Al termine dell’incontro, per i partecipanti che avevano completato la didattica online è stato possibile effettuare in autonomia il test di valutazione del corso FAD sulla telemedicina ed ottenere così i 30 crediti ECM previsti.