E’ stato il noto pedagogista Daniele Novara, fondatore e direttore del Centro PsicoPedagogico, ad aprire mercoledì 7 ottobre 2026 la nuova edizione de “I Mercoledì della Medicina”.
Una iniziativa promossa dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Piacenza con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano e la collaborazione scientifica del Centro Psicopedagogico per l’Educazione e la Gestione dei Conflitti: in tutto cinque incontri, in calendario a Piacenza tra ottobre e dicembre, con l’obiettivo di analizzare il malessere giovanile come problema di salute pubblica e favorire il dialogo tra sanità, scuola, famiglie e istituzioni, promuovendo una responsabilità educativa condivisa.
Diverse le tematiche al centro del primo appuntamento - dal titolo “Il coraggio di educare” - nella cornice dell’Auditorium della Fondazione: dal rapporto tra clima familiare e benessere psicologico, al cambiamento del ruolo dei genitori, fino ai nuovi modelli educativi e alle loro criticità, in una riflessione finalizzata a comprendere l'importanza di regole chiare e relazioni stabili e offrire strumenti per una genitorialità autorevole e responsabile. A introdurre il relatore è stato il presidente dell’OMCeO Piacenza, Augusto Pagani, che ha voluto ricordare le finalità della rassegna: “C’è un disagio giovanile - ha spiegato - che è certamente molto aumentato e si manifesta in forme sempre più precoci, complesse e talvolta gravi. Ansia, depressione, aggressività, comportamenti a rischio e illeciti, non sono più fenomeni episodici e marginali ma ormai episodi diffusi e segnalano un problema che non si può sottovalutare. Noi medici riteniamo che il malessere non possa essere interpretato come un problema individuale o patologico e affrontato soltanto in termini emergenziali o repressivi: con questi incontri vogliamo cercare di analizzare le varie problematiche in ambito familiare, sanitario, scolastico e nello sport. Pensiamo che la prevenzione del disagio passi attraverso adulti capaci di assumersi la responsabilità educativa, di dire dei “no” motivati e fornire direttive ed esempi adeguati. Vogliamo promuovere una riflessione seria sulla fragilità educativa, riaffermando il valore della prevenzione e della responsabilità degli adulti e favorendo il dialogo tra sanità, scuola, famiglia e società, per cercare tutti insieme, se possibile, di gestire, governare e interpretare questo fenomeno”. Presente all’incontro anche la sindaca di Piacenza Katia Tarasconi, che ha portato il proprio saluto ponendo l’accento non solo sul disagio giovanile ma anche interrogandosi su un possibile “disagio genitoriale” e invitando - riprendendo il titolo dell’incontro - ad avere più “coraggio di educare”, prendendo posizioni a volte scomode ma necessarie. “Credo - ha evidenziato - che siano temi di cui abbiamo bisogno di parlare per cercare insieme strade per poter migliorare”.

“La base della nostra vita è l'educazione che abbiamo ricevuto - ha aperto il suo intervento Daniele Novara - ed è importante avere la consapevolezza che la salute è anzitutto una buona educazione. Ma oggi ci troviamo in una situazione di forte fragilità genitoriale, che porta i ragazzi sempre più lontani dal senso della realtà”. E’ indispensabile educare ad evitare le provocazioni, alla gestione dei conflitti e del gruppo come luogo naturale di interesse dei ragazzi - afferma Novara, richiamando la necessità di una socialità reale contro i rischi dell’isolamento digitale dovuto all’uso eccessivo dei dispositivi elettronici e dei social. “Anche la scuola - ha sottolineato - ha derogato ad una funzione fondamentale che è quella anzitutto di saper insegnare a vivere, ossia aiutare i ragazzi a confrontarsi con punti di vista divergenti e quindi con la discussione e il dibattito”. Novara ha quindi analizzato la trasformazione delle dinamiche familiari tra passato e presente, focalizzandosi sull’intimità genitore-figlio e sulle ricadute educative dovute alla difficoltà a mantenere la giusta distanza: “L’ambiente domestico - afferma - è diventato quasi totalmente dominato dai figli, tanto che ormai il genitore non dispone più di spazi privati, nemmeno in bagno”. Anche Il modello del “genitore amico” illustra modalità educative discutibili: attenzione alla confidenza eccessiva - mette in guardia Novara - l’educazione richiede organizzazione, limiti e paletti: “La ricerca di un contatto continuo e del dialogo ad ogni costo risulta infatti controproducente”.
Sono due - ha illustrato il relatore - le polarità dell’educazione: il limite e il coraggio. Ma non si può educare solo con il senso del limite (l’educazione diventerebbe infatti costrizione); è il coraggio che fornisce la spinta a fare da soli, gestire la libertà e affrontare le sfide. Novara critica l’utilizzo dei comandi come strumenti educativi, proponendo un approccio completamente diverso: “Comandi diretti e perentori - come “Vai a lavarti le mani!” o “Vai a letto!” - sono controproducenti - sottolinea -, il pensiero infantile è dicotomico e va in contrapposizione a quello adulto. Il genitore può arrivare così alla conclusione che il proprio figlio non ascolti, ma il problema è comunicativo: in un’educazione che funziona si creano abitudini, procedure ed una organizzazione”. “Serve un gioco di squadra educativo tra genitori per offrire ai figli regole pratiche ed autonomia - ha rimarcato Novara -. E mentre la madre rappresenta il porto sicuro e l'origine, il padre è come il vento: non decide la rotta, ma spinge, accompagna e obbliga ad alzare lo sguardo e navigare verso l'autonomia e il coraggio”. La crescita - ha concluso - è fragile e piena di possibile inceppamenti, è quindi importante che i genitori godano della crescita e questo sia una forma di amore, l’aver dato ai propri figli libertà e autonomia. Occorre spirito positivo nell’educare i figli, ad essere positivi non si sbaglia mai”.