Possiamo permetterci di non avere un servizio sanitario nazionale? Questo l’interrogativo al centro del quarto appuntamento del ciclo di incontri “I Mercoledì della Medicina” - promosso dall’Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano e la collaborazione dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS e di Slow Medicine ETS - con l’obiettivo di promuovere una medicina appropriata, fondata sulle prove scientifiche e orientata al benessere della persona.
Ospite – mercoledì 20 maggio nel Salone d’Onore di Palazzo Rota Pisaroni (Via Sant’Eufemia 13, Piacenza) - è stato Alessandro Nobili, responsabile del Dipartimento di Politiche per la Salute dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, che in dialogo con il presidente provinciale dell’Ordine dei Medici Augusto Pagani ha affrontato il tema della sostenibilità del sistema sanitario, da perseguire attraverso attraverso scelte responsabili ed etica delle cure. "Il nostro Ordine - ha sottolineato il Presidente Pagani - è fortemente convinto che la comunicazione, il dialogo tra medici e cittadini, sia una priorità assoluta. Intendiamo quindi portare avanti questo impegno nella convinzione che sia opportuno e giusto parlare di sanità non soltanto in termini di conflitto, scontro, o accuse di inefficienza e inadeguatezza; di rado, infatti, capita di approfondire le reali e concrete difficoltà che la sanità italiana attraversa in questo momento storico e le soluzioni per provare a porvi rimedio. Per questo è necessario parlare con chiarezza, sincerità e apertura al dialogo, e dire anche cose che possono essere dolorose o impopolari: nel corso degli anni molto è cambiato, se oggi vogliamo mantenere il Servizio Sanitario Nazionale così come lo conosciamo è necessario, indispensabile e urgente mettersi attorno ad un tavolo per prendere decisioni nell’interesse di tutta la comunità".
"Il nostro Servizio Sanitario Nazionale è un bene prezioso e dobbiamo cercare di difenderlo in tutti i modi - ha aperto il suo intervento Nobili, che ha fatto parte di diversi organismi regolatori nazionali e internazionali ed è responsabile di vari progetti di ricerca in ambito di sanità pubblica -. In questo momento è ancora effettivamente universale, ma attraversa un momento di crisi e alcuni princìpi stanno venendo meno, creando così disuguaglianze che sono sotto gli occhi di tutti i cittadini". Da qui la sua riflessione per superare questa fase di difficolta basata su dieci punti, dalla necessità di puntare sull'appropriatezza delle cure, alla prevenzione, all'integrazione socio-sanitaria, alla valorizzazione delle professioni per trattenere i talenti formati nel nostro Paese. "Oggi - ha fatto notare - anche in Italia molte compagnie assicurative stanno acquistando pezzi di salute e sanità all'interno degli ospedali; acquistano le prestazioni e in questo modo chi dispone di un'assicurazione può scavalcare le liste d'attesa. Ma questo va contro i princìpi di universalità, uguaglianza ed equità su cui si è basata la riforma del Servizio Sanitario Nazionale, che nel 1978 ha sostituito il precedente sistema mutualistico". "Da quella data - osserva il professor Nobili - anche il concetto di "salute" si è modificato: da una cultura che metteva al centro i bisogni della persona, della collettività, delle soggettività come fulcro del benessere individuale e sociale, si è passati a dare priorità alle necessità del mercato e del profitto privato, dando quindi sempre più importanza al numero di prestazioni, esami, specialità, farmaci, trascurando invece la presa in carico dei bisogni di salute, la prevenzione e la continuità di cura".

Ma quali sono gli elementi principali della crisi che investe il nostro servizio sanitario? "Innanzitutto - afferma il professor Nobili - la carenza di personale: ci sono pochi medici e ancora meno infermieri, carenza aggravata dal fenomeno dei "gettonisti". A ciò si aggiunge il discorso che riguarda de-finanziamento e la spesa privata dei singoli cittadini, arrivata ad oltre 40 miliardi di euro l'anno, il problema legato alla frammentazione dei dati e delle cure, le liste d'attesa e l'inadeguatezza delle cure primarie". Ma se la sanità si è ammalata, una cura è possibile: "Alcuni analisti che hanno valutato la situazione del servizio sanitario inglese, paragonabile per caratteristiche a quello italiano, danno prospettive di speranza evidenziando alcuni punti chiave: dare priorità all'assistenza primaria per ridurre il carico su specialisti e ospedali, centralizzare gli acquisti per ridurre i costi e migliorare il rapporto qualità-prezzo, concentrarsi sull'integrazione, collegando l'assistenza primaria, secondaria e sociale, e investire nel miglioramento della qualità". Per Nobili non è solamente un problema - che sicuramente esiste - di risorse, ma soprattutto di organizzazione all'interno di un sistema che spesso frammenta le cure tra specialisti moltiplicando esami e prescrizioni, talvolta inappropriate: "Circa il 20% delle visite specialistiche e degli esami diagnostici sono considerati non necessari, per un costo stimato in Italia di 20 miliardi di euro ogni anno: un enorme spreco di risorse che contribuisce anche al problema delle liste d'attesa. E lo stesso vale per i ricoveri impropri, che costano sei miliardi di euro. Ridurre l'inappropriatezza non significa quindi solo risparmiare, ma anche migliorare l'efficienza del sistema sanitario e la sicurezza dei pazienti, redistribuendo le risorse verso chi ne ha realmente bisogno". E poi il tema della prevenzione, alla quale l'Italia dedica solo il 6,5% delle risorse totali della sanità: "Ma investire in prevenzione - ha sottolineato il relatore - porta ad un ritorno economico elevato: ogni euro investito può generare un risparmio fino a tre euro; ridurre i comportamenti a rischio, come fumo, alcol, inattività fisica, e cattiva alimentazione può far risparmiare oltre un miliardo di euro l'anno".
"Bisogna cambiare il paradigma - la posizione di Nobili - passando da un modello sanitario che si è concentrato sull'erogazione di prestazioni e servizi prettamente sanitari ad un modello orientato. alla Primary Healthcare, con un approccio integrato, una medicina proattiva gestita in maniera interprofessionale e con interventi fortemente territorializzati in cui i vari operatori conoscono i bisogni delle comunità, valorizzando inoltre la prevenzione e la promozione di corretti stili di vita. La medicina del territorio deve essere diversa da quella che è oggi, bisogna andare verso una medicina di comunità che sia capace di ascoltare i bisogni di salute dei cittadini, più attenta alla promozione della salute e alla prevenzione e in grado di mantenere insieme la dimensione clinica, sociale e comunitaria". Sì - afferma quindi Nobili - possiamo salvare il nostro servizio sanitario, ma bisogna innanzitutto avere la consapevolezza e la volontà: "E' necessario ripartire da quelli che sono, i pilastri del nostro servizio sanitario - i medici di famiglia, la prevenzione, le case della comunità - e per recuperare i soldi che servono al finanziamento basta ridurre gli sprechi". "L'attuale dibattito sul Servizio Sanitario Nazionale italiano - ha concluso - è influenzato dalla discrepanza tra il crescente carico di patologie croniche dal lato della domanda e i sistemi sanitari ancora incentrati sulla cura delle patologie acute dal lato dell'offerta. È giunto il momento di aggiornare lo status dei medici di medicina generale, che dovrebbero entrare a far parte di équipe multiprofessionali e multidisciplinari, all'interno delle case della comunità oppure creando realtà locali, per facilitare la comunicazione, promuovere il lavoro di squadra e sfruttare al meglio le tecnologie moderne. Bisogna investire soprattutto sull'assistenza domiciliare, fare in modo che i medici tornino insieme agli infermieri e agli assistenti sociali a occuparsi dei problemi dei malati che abitano sul territorio. Il futuro Servizio sanitario Nazionale dovrebbe poi aggiungere la seconda "S" di sociale e, non ultimo, ispirarsi a una cultura di collaborazione e coordinamento tra i professionisti sanitari e sociali".