“Più farmaci, più esami, più salute: ma sarà vero?” Questa la domanda al centro del secondo appuntamento de “I Mercoledì della Medicina” - ciclo di incontri promosso dall’Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano e la collaborazione dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS e di Slow Medicine ETS - con l’obiettivo di promuovere una medicina appropriata, fondata sulle prove scientifiche e orientata al benessere della persona.

Ospiti i medici Marco Bobbio, Presidente di Slow Medicine ETS, e Maurizio Contini, insieme a Settimio Lucci, protagonista con la maglia del Piacenza Calcio della storica promozione in Serie A, in dialogo con il Presidente dell’Ordine dei Medici, e curatore scientifico della rassegna, Augusto Pagani: “Puntiamo molto su questi incontri con i cittadini - ha sottolineato in apertura Pagani -, fra i compiti che abbiamo come Ordine c'è anche quello di fornire alla popolazione informazioni corrette e stabilire un dialogo: in un mondo che vive troppo di social e proclami, riteniamo sia importante avere un punto di riferimento affidabile”.

Nell'immaginario comune esiste l’idea che più si fa e meglio è, e lo stesso vale in medicina per quanto riguarda farmaci ed esami: ma è davvero così? “Certe volte sì, ma non sempre - ha spiegato il dottor Bobbio, cardiologo, ricercatore e figlio del celebre filosofo e politologo Norberto, citando uno degli slogan di Slow Medicine, secondo cui “fare di più non significa fare meglio” -. Non sono qui a dirvi che bisogna fare di meno, ma pensare che certe volte si può fare di meno. La medicina ha fatto progressi eccezionali, oggi abbiamo possibilità e farmaci straordinari ma proprio per questo dobbiamo usarli bene; e invece ci sono grossi sprechi, si spendono soldi che non producono salute. Da numerose analisi di economisti sanitari emerge che il 30% di tutto ciò che si spende in sanità è sprecato, non aiuta cioè a stare meglio. Da qui - mette in evidenzia Bobbio - il paradosso che vive la medicina: “Molte persone subiscono danni provocati da troppi accertamenti e troppe cure, mentre moltre altre dal non avere a disposizione cure essenziali”.

“Certe volte anche fare di meno può essere utile” - la tesi affermata dal relatore, che richiamando i principi di Slow Medicine per una cura “sobria, rispettosa e giusta”, basata su un'alleanza terapeutica tra medico e paziente - ha parlato di "tre miti da sfatare", a partire dall'assunto secondo cui assumendo medicine per tutti i disturbi e vari integratori si vivrà più a lungo e senza malattia: un’affermazione contestata da Bobbio, che ha fatto riferimento alla filosofia del “Less is more” (meno è meglio), “che non riguarda solo la medicina, ma coinvolge coinvolge tutta la società”, e al concetto della de-prescrizione per ridurre o sospendere farmaci inappropriati, non necessari o con un rapporto rischio-beneficio sfavorevole: “E' un termine coraggioso, in quanto è molto più facile prescrivere una medicina in più rispetto ad una in meno; togliere un farmaco vuol dire discuterne con il paziente, affrontare con lui il problema, coinvolgerlo e magari prenotare una visita di controllo per valutare se la sospensione non gli ha creato problemi. E poi ci sono molte barriere alla de-prescrizione, dalla difficile interazione medico-paziente, alla sovrapposizione di prescrizioni da parte degli specialisti, alla pressione prescrittiva evocata dalle raccomandazioni contenute all’interno delle linee guida”. La tendenza a “strafare” conduce spesso ad esiti negativi - sostiene Bobbio - e in medicina ciò si traduce spesso in un eccesso di farmaci ed esami che rischiano di trasformare persone sane in “sani preoccupati”, alimentando una sorta di “ansietà della salute”. Qui sta il secondo "mito", vale a dire associare una vita più lunga e sana ad un maggior numero di esami; ma l’abuso di esami, partendo da quesiti spesso futili, - è la posizione del relatore - può innescare una cascata di controlli (e relativi timori da parte del paziente): e così i pochi secondi impiegati dal medico per la prescrizione di un esame aprono una “voragine” di tempo - dalla prenotazione, all’esecuzione, alla refertazione, alla consegna - utilizzato dal Servizio Sanitario Nazionale per rispondere alla richiesta e fornire la prestazione.

E infine il terzo "mito", “meglio prevenire che curare”: “Ma prevenire - osserva Bobbio - vuol dire prima di tutto fare una vita sana, anche se da sola non garantisce l’assenza di malattia. Oggi vengono proposti “pacchetti di prevenzione” commerciali, dando l’idea che portino un beneficio: scegli, paghi, ottieni una sorta di certificato di buona salute o un segnale di pericolo che richiederà visite e ulteriori accertamenti. Ma ricerche dimostrano che mettendo a confronto gruppi di cittadini che si sono sottoposti ogni anno a controlli e gruppi che invece non li hanno effettuati, a distanza di 10-15 anni esiste una differenza minima a livello di numero di malattie e di decessi. Si può parlare di vera e finta prevenzione: fare più check-up non significa ridurre il rischio di ammalarsi, in realtà sappiamo che lo screening causerà danni in alcune persone, che verranno spaventate temendo di avere qualche patologia: da quel momento diventeranno malati che si cureranno per tutta la vita senza ricavarne dei vantaggi”. Quindi, cosa può fare il paziente? “Parlare con il medico, chiedere se davvero una procedura è necessaria, quali sono rischi nel sottoporsi a determinati esami, se esiste qualche soluzione più semplice e quali sono le conseguenze nel caso si decida di non fare nulla”. E infine un invito ai medici, citando il cardiologo e ricercatore statunitense Bernard Lown: “Fate tutto il possibile per il paziente, fate il meno possibile al paziente”.

Maurizio Contini - per oltre quarant’anni medico di medicina generale - ha ripercorso l’evoluzione della medicina, dal percorso del padre (laureato nel 1931) ai giorni nostri e alla pratica della figlia, a sua volta medico di famiglia, delineando il passaggio da una medicina povera, ma autorevole e autoritaria (“l’autorità del medico era insindacabile”), dove non esisteva la cosiddetta alleanza terapeutica né il consenso informato, ad un sistema ricco di diagnostica, farmaci e diritti del paziente, ma gravato da aspettative di onnipotenza, medicina difensiva e problemi di sostenibilità economica. “Una delle convinzioni oggi più diffusa - ha evidenziato il Dottor Contini - è che la medicina possa garantire una longevità senza fine o prevenire, prevedere, curare, o addirittura guarire, qualsiasi malattia o sintomo. Ma in un’epoca in cui si bada giustamente alla salute del paziente bisognerebbe anche badare alla salute del sistema che eroga le prestazioni”. Anche nello sport è necessario un modello sobrio ed educativo, come rimarcato da Settimio Lucci, che una volta conclusa la carriera sul campo è rimasto nel mondo del calcio, prima come tecnico poi come dirigente, lavorando in particolare nei settori giovanili di diverse società: “Credo - ha fatto notare - che il livello fisico dello sport in generale sia arrivato a ad un punto non più sopportabile: spingiamo i ragazzi ad allenarsi sempre più forte e purtroppo sempre più spesso vediamo infortuni, anche seri”. Forse - la sua riflessione - bisognerebbe cercare di rallentare un attimo, tornare indietro, lavorare sull'abilità, sulla tecnica, e questo vale per tutti gli sport”.